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Belstaff si rafforza in Italia e punta sul multicanale. Nel 2015…

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Belstaff si rafforza in Italia e punta sul multicanale. Nel 2015 crescita a doppia cifra

La House Belstaff di Londra
La House Belstaff di Londra

Niente Ipo per Belstaff, per ora, soprattutto a causa della Brexit, che rende lo scenario economico e finanziario europeo e globale ancora più incerto. Ma gli investimenti non si fermeranno, anzi, spiega il ceo dello storico marchio britannico Gavin Haig, forte di una crescita del 20% per l’esercizio che si è chiuso al 31 gennaio scorso e di una previsione di aumento «a doppia cifra» anche per l’anno in corso. «Abbiamo molti progetti per il 2016 e numerose nuove aperture di negozi», racconta il manager, che prima di approdare, nel 2014, al vertice di Belstaff, aveva ricoperto ruoli di punta nel gruppo svizzero del lusso Richemont e in particolare in Cartier.

L’azienda nacque nel 1924 in Inghilterra, ma ha un legame molto forte con l’Italia: nel 2004 venne acquisita dalla Clothing Company della famiglia Malenotti, che da molti anni era l’importatrice per l'Italia. Nel 2011 un altro passaggio di proprietà: Belstaff passò – si disse per 110 milioni – al fondo Labelux del gruppo Joh A. Benckiser, che controlla anche il colosso della cosmetica Coty e fa capo alla famiglia tedesca Reimann, tra le più ricche di Germania e ha investito in altri marchi del lusso, come Bally e Jimmy Choo.

Nel frattempo la struttura societaria è stata riorganizzata e Labelux è confluita nella holding Jab, che non rilascia dati ufficiali sui ricavi: l’ultimo dato certo risale al 2010, quando il fatturato superò gli 80 milioni. «Pensiamo che Belstaff abbia grandi potenzialità in Europa e nel mondo, a patto di mantenere la sua forte identità inglese e l’alta qualità dei prodotti, resa possibile anche dal made in Italy – aggiunge Haig –. Il 65% delle collezioni è fatto in Italia, grazie a terzisti che collaborano con Belstaff da moltissimo tempo e coi quali vogliamo costruire delle vere e proprie partnership». In linea con quella che sembra essere una tendenza del mondo della moda e del lusso, Belstaff ha deciso di unificare la direzione creativa, affidando a Delphine Ninous, oltre alla donna, la parte uomo, fino allo scorso giugno in carico a Frederik Dyhr.

La stilista francese è entrata in Belstaff due anni fa, come Haig, in passato ha lavorato per Isabel Marant, Comptoir des Cotonniers e Diane Von Furstenberg e conosce molto bene sia il segmento dell’alto di gamma sia l’Italia e darà una spinta alle collezioni femminili.

«Accanto all’abbigliamento vogliamo far crescere gli accessori: sei mesi fa abbiamo lanciato le prime vere collezioni di scarpe e i risultati sono ottimi – spiega Delphine Ninous –. L’obiettivo è essere percepiti come un marchio di lifestyle che non tradisce le sue origini e il suo heritage legato al motociclismo ma soprattutto all’outdoor».

Il network retail comprende 14 negozi, cinque dei quali nel Regno Unito. In Italia il flagshipstore Belstaff è in via Spiga, nel cuore del quadrilatero milanese della moda: «La metà dei clienti sono italiani, di Milano e di altre città, nonostante il posizionamento del marchio sia molto alto. I prezzi delle giacche partono da mille euro, ma vogliamo lavorare tanto anche su questo, introducendo dei capi con costi inferiori, che partano da 700 euro, per entrare in quello che viene chiamato segmento aspirazionale del lusso – conclude il ceo di Belstaff –. Il futuro è nella distribuzione multichannel: potenzieremo l’e-commerce in parallelo alla rete di negozi fisici. Nei prossimi mesi ne apriremo altri due, uno dei quali a Londra, a Westfield e in Giappone, dove ora siamo presenti direttamente e pensiamo di crescere del 20%».

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